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Conscio e Inconscio (primo di sei parti)

Cominciamo allora questo cammino insieme, alla ricerca della nostra verità autentica.

Buon Viaggio,

Rossella Incanto

- Conscio e inconscio

Conscio e inconscio sono le due parti che compongono la mente.

La parte conscia è in luce, viene chiamata coscienza e rappresenta una minima attività della psiche. Possiamo essere coscienti di poche cose alla volta, anche di una sola e siamo poco coscienti anche di quello che si muove dentro di noi e delle nostre azioni. Per esempio, in questo momento sono cosciente di essere seduta alla scrivania e di essere davanti al computer. Il resto rimane in periferia. Questa periferia è gestita dall’inconscio.

Adesso posso essere cosciente di una cosa, per esempio il giorno del compleanno di un’amica o l’indirizzo di un posto. Sono informazioni chiare, limpide, definite, tipiche della coscienza. Poi, più tardi, queste informazioni potrebbero essere rifluite nell’inconscio e, per quanti sforzi io riesca a fare, tali informazioni resteranno nascoste, lasciandomi con la sensazione di un mare indistinto che percepisco senza riuscire ad afferrarlo, come accade con i sogni, tipico dell’inconscio, fino al momento in cui, grazie a una associazione di idee o a qualche altro misterioso motivo, torneranno alla mia coscienza.

L’inconscio decide quando un’informazione può tornare a galla e questo è anche uno dei suoi modi per proteggerci. Ci sono contenuti rimossi, depositati nell’inconscio, che restano lì finché il soggetto è pronto per elaborarli. Alcuni contenuti possono restare nell’inconscio per sempre. Altri, possono tornare alla memoria al momento opportuno. La coscienza può solo elaborare le informazioni, senza poter andare a prenderle.

La ricerca interiore è infatti un viaggio verso l’ignoto, con un atteggiamento ricettivo e disponibile a ricevere i doni che il nostro Sé ci elargisce, mentre noi possiamo elaborare di volta in volta quello che ci viene restituito dal profondo, in attesa della prossima scoperta.

L’inconscio utilizza un linguaggio simbolico che è estraneo alla coscienza, la quale utilizza un linguaggio razionale. Il tema dei simboli richiede una trattazione a parte e gli dedicherò uno spazio apposito. In questa occasione, ci basta sapere che l’inconscio utilizza il simbolo, quindi metafore, analogie, archetipi, miti e tutto il bagaglio simbolico delle forme e dei colori, per raccontare il suo contenuto. L’inconscio è criptico, artistico, e allo stesso tempo di una immediatezza sbalorditiva. Il simbolo è una porta, che conduce a qualcos’altro, un’immagine che rimanda a un significato. L’associazione di idee è un efficace strumento per cogliere i messaggi simbolici dell’inconscio.

Nel film “The Unsaid”, viene raccontata con estrema chiarezza l’analogia proposta dall’inconscio. Una ragazza esegue una associazione di idee e, quando l’analista pronuncia la parola “padre”, lei diventa tesa, esita un attimo e poi dice “cravatta”. L’analista coglie il linguaggio simbolico del corpo e comprende che la cravatta era il modo per l’inconscio della ragazza di dire che ha sofferto della mancanza del padre che era sempre fuori per lavoro. Molte delle parole che usiamo sono decise dall’inconscio in base a questo metodo. Anche sulla simbologia del linguaggio torneremo con uno spazio dedicato.

L’inconscio gestisce la quasi totalità dei movimenti della psiche. La posizione del corpo, il modo di respirare, i movimenti, le reazioni all’ambiente circostante, quello che accade oltre l’attenzione focalizzata, finanche le parole pronunciate, sono di pertinenza dell’inconscio.

L’inconscio domina l’attività della psiche e contiene materiale utile e interessante per la conoscenza della nostra interiorità, del nostro essere profondo e autentico. Nell’inconscio, troviamo il vero.

Ricordo, a tal proposito, l’affermazione di un’amica riguardo all’inconscio: “In questo mondo, dove non sai più cosa è reale o no, avere qualcosa che veramente esprime la verità è proprio una manna dal cielo”.

Una parte dell’inconscio è chiamata Ombra e si scrive con la O maiuscola per distinguerla dalla comune ombra, avendo in ogni caso con essa qualcosa in comune.

L’Ombra della psiche è un luogo in cui nascondiamo quello che è rifiutato dal clan-famiglia a cui apparteniamo e che quindi potrebbe mettere a repentaglio la nostra appartenenza al clan, dal quale dipende la nostra vita.

Nel prossimo articolo andremo ad affrontare l’importanza del clan, la dipendenza naturale del bambino e la sua ricerca di Amore, che lo porta a creare l’Ombra.

Buon Viaggio,

Rossella Incanto

Lettura consigliata: Marie-Louise von Franz, Il mondo dei sogni, Red Edizioni, 2003

1/6 – Conscio e Inconscio

2/6 – La Dipendenza naturale e l’Ombra

3/6 – L’Inconscio Creatore e il Sintomo

4/6 – La Proiezione e l’Amore

5/6 – Incontrare l’Ombra

6/6 – Integrazione e Individuo


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